La controversia di Bitburg
Data: 9 Dicembre 2025
Tag: Politica
Di: Cristian Melloni
L’Italia ha fatto i conti con il fascismo? Non pare quando ogni anno centinaia di persone si recano a Predappio per omaggiare il Duce nella cripta di famiglia, in cui non ci possono essere niente di meno che un busto molto più che di dimensioni naturali, fasci littori ai lati del sarcofago, e svariati cimeli del dittatore. Il fatto che non ci sia stata una Norimberga italiana è già di per sé persuasivo della misura in cui il nostro paese ha fatto i conti con il suo passato. Il fatto che si sia permesso a svariati esponenti del fascismo repubblichino come Almirante, capo di gabinetto di un ministero della Repubblica Sociale o Rauti, che aveva militato prima nella RSI, poi in svariate organizzazioni neofasciste, di essere pienamente o quasi reintegrate nel panorama politico del nostro paese la dice lunga. E queste persone potevano non diventare che dirigenti del MSI? Sarebbe dovuto esistere realmente tale partito, in cui andò a confluire gente come Junio Valerio Borghese, poteva essere legittimo? Ma si può dire lo stesso dell’altro grande paese europeo che ha ospitato una forma di fascismo, cioè la Germania? Si sono avuti in quest’ultimo paese dei tentativi di imbiancare, come in Italia faceva il Movimento Sociale sul fascismo, il nazismo o di promuovere una sua radicale revisione in una particolare direzione? Ciò è avvenuto sicuramente, sebbene su una scala estremamente piccola, anche se si possono vedere alcuni esempi di ciò piuttosto eclatanti come quello di Bitburg.
Il 5 maggio del 1985 il presidente americano Ronald Reagan, per l’anniversario del VE ( Victory in Europe, 8 maggio 1945, la fine della Seconda guerra mondiale ) fece una visita ufficiale presso il cimitero militare di Bitburg, piccola cittadina renana, con il cancelliere tedesco Helmut Kohl, il giorno dopo un vertice economico del G7 a Bonn, allora capitale della Repubblica Federale. La visita è brevissima: appena otto minuti, giusto un breve discorso e una ghirlanda posta dal presidente davanti al monumento principale del cimitero. Quei pochi minuti bastarono a scatenare un vero e proprio putiferio, sia prima che dopo il fatto. La visita a Bitburg si potrebbe vedere allora come il simbolo dell’alleanza militare che legava gli Stati Uniti e la Germania, un tempo mortali nemici, la quale era ora solidamente rinnovata a livello militare come un valido avamposto contro l’Unione Sovietica e portatrice di un’altrettanto solida democrazia. La scelta della cittadina e del suo cimitero avrebbe confermato questo assunto, dato che proprio qui c’era una base della U.S. Air Force che contava ben undicimila persone tra soldati e addetti di altro tipo. Detto questo, perché Bitburg fu così osteggiata, controversa se non addirittura polarizzante?
Si da il caso che la visita fu proposta per iniziativa del cancelliere tedesco Kohl nel novembre del 1984 per simboleggiare la riconciliazione tra i due paesi, ed avrebbe fatto parte di una più ampia serie di visite diplomatiche e discorsi di Reagan tra il 3 e il 10 maggio successivo. Lo scopo sarebbe dovuto essere celebrare il trionfo della democrazia nell’Europa Occidentale. Reagan decise di accettare a causa della collaborazione del cancelliere tedesco con gli Stati Uniti e per il suo assenso al dispiegamento di missili Pershing in territorio tedesco, malgrado questa misura fosse stata osteggiata dall’opinione pubblica. Kohl suggerì inoltre la visita di un campo di concentramento, che Reagan però decise di evitare perché avrebbe “ riacceso le passioni di un tempo “. Ma, fatto ancora più controverso, nel cimitero di Bitburg sui duemila soldati tedeschi dell’ultimo conflitto mondiale c’erano ben 49 corpi di soldati delle Waffen SS, cioè delle SS combattenti(1). La visita quindi non poteva essere che un atto privo di precedenti. Il motivo di fondo della visita appare adesso come un altro e ben più radicale e notevole, cioè un tentativo di “normalizzare”, “storicizzare” il nazismo, ( ammettiamolo: in ottica anti sovietica), rendendolo un qualsiasi periodo della storia tedesca e di cui, in conseguenza, andare orgogliosi o se non altro avere un atteggiamento pressoché neutrale e distaccato, perché del resto si trattava di un periodo lontano che la gran parte dei tedeschi non aveva vissuto: perché del resto vivere con un senso di colpa “ imposto” come ebbe a dire Reagan ?
Questo maldestro tentativo, però non è solo comprovato dalla visita in un tale luogo, ma anche dalle dichiarazioni di Reagan, sin dall’annuncio della visita all’opinione pubblica, come quella dell’11 aprile, secondo cui ormai ben pochi tedeschi ricordavano o erano adulti all’epoca della guerra, affermazione che poi ovviamente fu smentita, perché semplicemente non oggettivamente vera. Il tentativo più notevole si ebbe quando per difendersi dalle accuse dichiarò: “( riferendosi ai soldati e alle Waffen SS) Erano vittime, altrettanto delle vittime nei campi di concentramento”. Quegli uomini erano, secondo questa visione, vittime ideologizzate della follia di Hitler e vittime nella stessa misura di quelle nei campi di sterminio. Anche questo era un passo senza precedenti e di gran lunga il più controverso. L’annuncio della visita causò una reazione furiosa da parte dell’opinione pubblica statunitense anche se non si può dire altrettanto di quella tedesca: se da una parte l’atto di maggior dissenso fu il discorso pronunciato dal presidente della Repubblica von Weizsacker lo stesso giorno della visita dove si prendevano implicitamente le distanze dall’iniziativa di Kohl, dall’altra pare secondo un sondaggio che il 72% dei tedeschi fosse favorevole alla visita. Da parte statunitense l’opposizione fu ben più forte, come dimostra un sondaggio Gallup secondo il quale ben il 55% degli americani era contraria alla visita, ci furono anche svariate iniziative individuali tra cui dell’attivista Elie Wiesel, sopravvissuto all’Olocausto e noto per la sue attività nella memoria del genocidio, che inviò una lettera aperta al presidente che lo invitava a fare marcia indietro dai suoi propositi. La visita malgrado tutte queste rimostranze la visita si fece comunque, anche se, si potrebbe osservare con un certo cinismo, Reagan per salvare la faccia lo stesso giorno fece una visita a Bergen Belsen, campo di concentramento in cui morì Anna Frank, per quanto non originariamente prevista. Bitburg si potrebbe vedere come il riflesso di un’epoca: non sarebbe eccessivo definirlo un tentativo abortito di sovvertimento della memoria del nazismo come ricordato sino ad allora, ma anche di un altrettanto duro sovvertimento della stessa percezione pubblica del fenomeno storico.
Fatto ancora più sorprendente è che esistesse una certa tendenza al revisionismo tra alcuni storici tedeschi già presente prima di Bitburg e che la visita la fece uscire allo scoperto. La Historikerstreit “ disputa tra gli storici” che riguardò la natura stessa del nazismo e l’unicità dei crimini nazisti, come l’Olocausto, avvenuta tra 1986 e 1987, nel periodo immediatamente successivo alla visita, fu una diretta conseguenza di questa e del clima creatosi in quegli anni, che vide il contrapporsi di svariati storici. Vale la pena ricordare che Nolte, cioè il principale revisore della memoria e dell’interpretazione del nazismo che lui vedeva come un’ideologia specchiata del Bolscevismo “asiatico”, suo mortale nemico e avente una visione imperniata sull’anticomunismo, e non sull’antisemitismo, che ora non ne diventava che la conseguenza. Inoltre secondo questi l’Olocausto non sarebbe un’opera originale e unica, ma bensì null’altro che l’apice di una tendenza all’annientamento presente prima nella sinistra da intendere come annientamento di classe, fatto proprio e reso estremo dal Bolscevismo “ asiatico” e ripresa dalla destra e poi dal nazismo sotto forma di annientamento razziale, di conseguenza Auschwitz diventa una copia dell’arcipelago Gulag, con il solo salto di qualità nell’uso del gas. Hitler avrebbe avviato la macchina dello sterminio per paura del Bolscevismo e degli ebrei, e della cosiddetta gabbia per topi, strumento di tortura utilizzato dai cinesi nella Cheka durante la Guerra civile russa. Questa interpretazione quindi si fonda su una presunta paura del comunismo sovietico per i suoi crimini da parte di Hitler nei confronti dell’Unione Sovietica e che quindi avrebbe portato Hitler a commettere un atto “ asiatico” per reazione alla sua paura del comunismo, e non come un atto meditato da ben altre considerazioni. Il fatto più impressionante è che a difendere tali tesi e suggerire un ripensamento sulla memoria e sulla natura del nazismo c’erano anche altri storici tutt’altro che di nicchia o ritenuti dei negazionismi come Michael Sturmer la cui tesi era che la presunta tendenza all’autoritarismo dei tedeschi si potesse spiegare sulla base della posizione geografica della Germania, i cui uomini di stato, ( e questo prima di Hitler) sarebbero stati, dunque portati a dare una struttura autoritaria allo stato a causa della debolezza geografica della Germania con risultati disastrosi.
Fatto ancora più strano quest’ultimo era consigliere e logografo di Kohl, quindi non si poteva non pensare che i due musei che si sarebbero presto aperti riguardanti la storia tedesca tendessero a minimizzare il nazismo e i crimini della dittatura tedesca utilizzando argomentazioni come queste. Questo non potè che avviare la risposta di altri storici con tendenze opposte a quelle espresse da Sturmer e Nolte. Questa discussione tra storici come Nolte, Sturmer e altri intellettuali di fatto non portò a nulla, ma è rappresentativo delle differenti visioni sul Terzo Reich.Fortunatamente questi tentativi di revisione, come quelli di Nolte e il tentativo di normalizzare il nazismo, se non altro nella direzione prospettata da Reagan e Kohl a Bitburg, non hanno potuto concretizzarsi.




