La morte del dibattito pubblico negli Stati Uniti (e quella di un dibattitore pubblico statunitense)
Data: 14 Novembre 2025
Tag: Attualità, Politica, Scambi di opinioni
Di: Giorgio Vezzosi

10 Settembre 2025: un’enorme folla si raduna nel complesso della Utah Valley University, dove il noto influencer Charlie Kirk terrà un comizio per tremila studenti, desiderosi di ascoltare le sue parole. A un certo punto, come suo solito, Kirk si interrompe per dibattere e scambiare opinioni con uno studente, ironia della sorte, a proposito delle stragi con armi da fuoco negli Stati Uniti. Non riuscirà però a finire la discussione, perché si ritroverà con il collo perforato da un proiettile sparato da un edificio vicino. Il colpevole verrà identificato in Tyler Robinson, 22enne con un complicato passato universitario. Di Kirk si è parlato molto, è stato definito liberticida, antidemocratico e quanto c’è di più offensivo nel vocabolario. Io non sono d’accordo con questa visione, e in questo articolo voglio spiegare perché. Anzitutto, Kirk non era il solito trumpiano infarcito di propaganda, ma era molto di più: nel 2012 aveva fondato Turning Point USA, associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di riportare la pluralità e il confronto dove più era venuto a mancare, ossia nelle università, oltre a propagare le idee della destra populista identitaria, a cui Kirk faceva riferimento. Kirk era considerato uno dei pochi che avevano avuto il coraggio di sfidare il sistema di autocensura e “correttezza politica” delle università e impegnarsi per dare voce a quei giovani che vogliono un cambiamento, vogliono poter dire liberamente le loro opinioni senza paura di essere zittiti e travolti dall’establishment Democratico dominante e onnipresente, la cui presenza nelle università e nei centri di diffusione culturale è certificata da rapporti di organizzazioni specializzate come la FIRE, l’Index on Censorship e UnHerd. Tutti questi rapporti hanno evidenziato come personaggi di stampo conservatore siano stati più volte censurati e come eventi già programmati siano stati annullati all’ultimo senza spiegazioni, sempre e solo dopo le proteste di giovani ed esponenti Democratici, in particolare nelle università Californiane, ad Harvard e nel MIT, arrivando in certi casi anche a sanzionare gli studenti che esternavano opinioni contrastanti con quelle dei professori, tutti dichiaratamente affiliati al Democratic Party. Certo, non si può dire che tutte le sue idee fossero condivisibili, ma era proprio questo il bello: per Kirk, ognuno poteva pensarla come voleva, e se aveva intenzione di convincere gli altri poteva benissimo farlo, ma in dibattiti equi e rispettando tutte le posizioni diverse dalla propria. Una precisazione: secondo Federico Petroni, relatore speciale di «Limes» sull’America, negli Stati Uniti, da anni non esiste più il confronto e il noi, esiste solo l’io, e il “chiunque non la pensi come me” è il male, il cattivo, il nemico, Satana, come i giovani radicali usano sempre di più dire. Kirk, oltretutto, durante un dibattito con il capo in pectore dei Dem Gavin Newsom, aveva anche esposto la differenza tra Partito Repubblicano e Partito Democratico negli USA: nel primo, se non si è in accordo su qualcosa, se ne discute, anche pesantemente, in modo che tutte le posizioni possano venire a galla e che poi si possa affrontare la campagna elettorale consci del pieno sostegno dei propri affiliati. Nel secondo invece, chi anche solo osa manifestare un parere contrario a quello della benestante leadership Newyorkese/Californiana, viene emarginato, buttato fuori, stigmatizzato, messo a tacere proprio in nome del suddetto io. Secondo il parere di Kirk, il popolo americano, stanco di questa altezzosa superiorità, avrebbe votato in massa anche un controverso autocrate come Donald Trump lo scorso Novembre. Tra l’altro una conferma della sua teoria ci arriva proprio in questi giorni, dove l’outsider Zhoran Mamdani, socialista candidato con il Partito Democratico, ha stravinto le elezioni a NYC, proprio perché ha deciso di lottare contro il deep state democratico della città, di recente finito al centro di indagini per diversi reati gravi. In conclusione, posso solo dire che quello che succederà ora, nessuno lo sa; molto probabilmente, personaggi ben più estremisti di Kirk prenderanno il suo posto. Di sicuro, Kirk si è rivelato una figura indispensabile per l’America, in quanto una delle poche che stesse cercando di arginare e reprimere l’odio politico crescente attraverso il dibattito; in modo ben diverso da coloro che tuttora sono convinti di poterlo contenere con i manganelli, o da chi addirittura lo fomenta a scopo di guadagno personale.
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