Liberate Alberto Trentini
Data: 20 Dicembre 2025
Tag: Attualità
Di: Giorgio Vezzosi

15 Novembre 2024. Milioni di italiani si recano al lavoro come al solito, consapevoli che ad attenderli sarà solo un’altra noiosa giornata di lavoro. Tra questi, uno non può ancora sapere che le ore che lo attendono saranno invece le più terribili della sua vita: si tratta del 45enne veneziano Alberto Trentini.
Sin da dopo la laurea, Trentini sceglie di impegnarsi nella causa umanitaria ed inizia a collaborare con diverse organizzazioni non governative, tra cui la francese Humanity & Inclusion, attiva nel supporto alle persone con disabilità in aree con sistemi sanitari disastrati o insufficienti. Proprio con questa ONG, lui arriva il 17 Ottobre precedente all’aeroporto della capitale venezuelana Caracas, dove scrive l’ultimo messaggio arrivato ai suoi genitori. Il giorno in questione lui parte di buon mattino, per uno spostamento di lavoro dalla medesima città a Guasdualito, sita invece al confine con la Colombia. Questo viaggio non costituisce nulla di nuovo per lui, abituato a larghi spostamenti di postazione e già stato in Venezuela diverse volte. Tuttavia, nel bel mezzo del suo percorso, viene fermato a un posto di blocco del servizio immigrazione venezuelano, il SAIME. Niente di anomalo, un controllo di routine, deve solo venire con loro, gli dicono. Peccato che poco dopo venga trasferito senza spiegazioni al controspionaggio militare di Caracas, il DGCIM, e immediatamente rinchiuso in una struttura militare di massima sicurezza. Appreso il fatto, familiari, ONG e Governo tentano subito di contattarlo e di chiedere almeno un incontro con le autorità competenti per sapere le motivazioni della sua detenzione, ma niente, neppure un segnale di vita: Trentini per i venezuelani sembra non esistere. Da allora ben poco è cambiato, a parte qualche breve visita da parte dell’ambasciatore italiano, solo in seguito alle ripetute rimostranze fatte dalle organizzazioni internazionali di cui il Venezuela fa parte; di certo, nessuno laggiù intende dirci perché questo poveretto sia ancora lì senza neanche un’ imputazione formale. In realtà, un paio di deduzioni basilari possiamo farle, capendo le dinamiche in corso tra Italia e Venezuela: quest’ultimo è governato dal 1999 da un governo social-comunista insediatosi con un golpe, guidato da Ugo Chavez e, dalla sua morte nel 2013, dal successore Nicolàs Maduro. In questo periodo si sono verificate diverse crisi politiche ed economiche, che hanno portato milioni di Venezuelani ad emigrare, anche per via dell’impossibilità del paese ad estrarre le sue risorse petrolifere, le più grandi al mondo. Tale circolo vizioso è causato soprattutto dalle pesanti sanzioni imposte dagli USA a partire dal 2002. Inoltre, quando nel 2019 le elezioni hanno riportato la vittoria del fronte anti-PSUV (partito socialista venezuelano), Maduro le ha dichiarate false e ha destituito il parlamento in carica, causando tra le altre cose un tentato golpe l’anno successivo da parte di una Compagnia Militare Privata al soldo della CIA, poi sventato. Con la vittoria elettorale di Donald Trump pochi giorni prima dell’arresto di Trentini, per il Venezuela si è aperta una fase difficile: Trump ha sempre accusato il paese di favorire l’immigrazione illegale, i rapporti con la Cina e il narco-terrorismo, arrivando ad accusare Maduro di essere a capo di un cartello della droga, lo stesso le cui (presunte) imbarcazioni vengono illegalmente bombardate dalla CIA da mesi. Contemporaneamente il tycoon della Casa Bianca ha ordinato una crescente pressione militare sulle coste venezuelane, con esercitazioni della marina sempre più vicine ai porti del paese, fino ad arrivare alla chiusura forzata dello spazio aereo venezuelano e al blocco navale totale annunciati da Trump pochi giorni fa. A questo, Maduro ha risposto mobilitando le forze armate e cominciando ad arrestare cittadini di vari paesi europei, tra cui (si suppone per lo stesso motivo) Trentini. Ma perché anche europei? Noi che c’entriamo in tutto questo? Negli altri casi, i vari governi di questi paesi hanno ottenuto il rilascio dei prigionieri in cambio di una presa di distanze nei confronti delle politiche aggressive di Trump, ma per noi non è così semplice; il nostro governo ha sempre cercato di mantenere rapporti più distesi con gli USA anche dopo le sanzioni imposteci ad Agosto: logico quindi che sia più difficile condannare uno dei punti principali della politica estera trumpiana. Ma io non scrivo questo articolo per parlare di questo, io scrivo solo per esternare il mio sentimento di disgusto verso questo barbaro utilizzo di persone innocenti come beni di scambio, solo per una dichiarazione da parte di un governo nello scacchiere internazionale. Ridicolo poi che il nostro governo accetti e faccia finta di niente davanti a un simile insulto alla nostra sovranità e alla nostra rispettabilità, sia da parte di una dittatura che arresta nostri concittadini senza neanche dircelo, sia da parte di una democrazia il cui governo pretende una totale sottomissione alle propria politica estera, anche quando lesiva per i nostri stessi interessi. Detto ciò, io non ho le capacità e le informazioni per dire di più, questa è la mia posizione in merito e spero la condividerete, ma in ogni caso posso solo invitarvi a firmare su Change.org la Petizione Per il ritorno a casa di Alberto Trentini, nella speranza che il governo sappia quante persone (finora più di 135 mila italiani) desiderano che costui possa riabbracciare i suoi familiari e che questi ultimi sappiano che il loro paese non si è dimenticato del loro figlio: LIBERATE ALBERTO TRENTINI!



