Mi avete stufato. Quando la repressione produce solo altra rabbia

C’è un momento in cui la pazienza finisce. Non per impulsività, non per ignoranza, ma per consapevolezza accumulata. È da lì che nasce questo testo: dalla stanchezza profonda di chi osserva da anni un progressivo restringimento degli spazi di libertà, di dibattito, di autonomia, soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere dedicati alla formazione critica e alla crescita collettiva.
Mi avete stufato. E non è uno slogan vuoto, ma una constatazione politica.
Potete continuare a compilare liste di proscrizione più o meno informali, a vietare progetti di educazione civica perché trattano temi che vi mettono a disagio — come la Palestina —, ad attaccare storici invitati alle assemblee studentesche, a riempirci di manganellate, a delegittimare sistematicamente le figure di rappresentanza studentesca e la loro autonomia. Potete colpire i sindacati studenteschi, sgomberare i centri sociali, approvare decreti sicurezza in serie, varare riforme che rendono sempre più semplice controllare la giustizia a favore di chi detiene il potere.
Potete continuare ad attaccare la libertà di insegnamento, il confronto acceso nei luoghi di studio, persino la possibilità stessa di discutere. Potete spingervi fino al revisionismo storico, riscrivendo e annacquando fatti che sono impressi nei libri e nella memoria collettiva. Ma tutto questo non fermerà ciò che state cercando di reprimere: la rabbia di una generazione e di chi continua a credere nella cultura come strumento di emancipazione e nella ricerca di un mondo più giusto.
Siete stanchi anche voi, lo sappiamo. Vi infastidisce profondamente che, nonostante tutto, chi studia non cada nei vostri inganni e non creda alle vostre narrazioni semplificate. Vi infastidisce che esista ancora chi collega i fatti, chi riconosce le continuità, chi non accetta le bugie confezionate come verità istituzionali.
Non ci fanno paura nemmeno i vostri “amichetti” di Azione Studentesca, né i loro spauracchi, né i cori nostalgici vostri e dei vostri alleati più fedeli all’idea del duce. Anzi, è proprio questo che dovrebbe preoccuparvi: potete provare a nascondere la storia, a riscriverla, a renderla inoffensiva, ma la storia non si cancella. E ogni tentativo di farlo non fa che aumentare la rabbia di chi subisce questi tentativi di asservimento senza mai accettarli davvero.
Non siamo stupidi. Sappiamo benissimo che molte di queste politiche — insieme allo sfruttamento sistematico negli istituti tecnici, attraverso percorsi come i PCTO/FSL che sottraggono ore di studio reale — servono a renderci più ignoranti, più diffidenti, meno capaci di leggere criticamente ciò che accade. Sappiamo che reprimete tutto ciò che vi è scomodo, anche quando è nero su bianco nei manuali di storia, perché non volete che ci confrontiamo, che ci organizziamo, che costruiamo idee autonome.
Il vostro obiettivo è chiaro: ridurre lo spazio del dissenso fino a quando le uniche idee ammissibili saranno le vostre. Ma è un progetto destinato a fallire.
Vi avvisiamo: non ci riuscirete. Ci organizzeremo comunque. Terremo la testa alta più che mai. La storia insegna che i movimenti nascono spesso proprio quando il terreno è più ostile. La Rivoluzione bolscevica avvenne con il partito comunista messo al bando. Le brigate partigiane nacquero sotto una dittatura feroce, in condizioni infinitamente peggiori di quelle attuali. Questo non è un invito alla violenza, ma un dato storico: la repressione non spegne il conflitto, lo trasforma.
Più rendete sfavorevole il campo d’azione, più alimentate la radicalizzazione del dissenso. Più chiudete spazi, più cresce la determinazione. Non siamo “ancora” — e sottolineo ancora — su terreni che non vogliamo attraversare, ma continuare a comprimere diritti, salari, libertà, mentre si finanziano guerre e si stringono alleanze che servono solo allo sfruttamento di risorse e persone, significa accumulare tensione sociale.
E quella tensione, quella rabbia non scompare. Si organizza.
Se lavoratori, studenti, insegnanti iniziano davvero a unirsi — e i segnali ci sono — allora per chi governa diventa un problema serio. Perché la storia dimostra una cosa semplice: il modo di organizzarci lo troveremo sempre, come è sempre successo. Con o senza il vostro permesso.
Mi avete stufato.
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