“Sulle rotte della speranza”

Data: 18 Novembre 2022

Di: Sofia Mannini e Mattia Amadei

“Sulle rotte della speranza”, è questo il nome del viaggio intrapreso da Anna Boschi, ex studentessa della nostra scuola, in collaborazione con l’associazione Mission.

Anna oggi frequenta la facoltà di Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento e ha cominciato il percorso di Cooperazione e Sviluppo. Ha sempre avuto un forte interesse  per l’attualità e le questioni sociali motivo per cui, nell’estate del 2020, dopo la maturità, stava per partire per il Brasile, sempre con Mission. La pandemia l’ha costretta però a rinunciare alla partenza e così l’estate scorsa, quando si è presentata la possibilità di partire nuovamente con il gruppo Mission, non si è lasciata sfuggire l’opportunità.

«Mission nasce come gruppo di giovani accomunati da valori comuni quali lo spirito missionario e la solidarietà specialmente verso i paesi del “sud del mondo”», si leggono queste parole sulla pagina web dell’associazione. In particolare, Mission organizza viaggi estivi, sia in Italia che all’estero, con l’intento di far conoscere le comunità locali e le loro difficoltà a chiunque e offrire aiuto con attività di volontariato.

(https://sites.google.com/view/www-gruppomission-it)

Il viaggio a cui ha partecipato Anna si concentrava sul movimento migratorio nel nord Italia proveniente dalle coste balcaniche e dall’europa dell’est, tema spesso messo in secondo piano, soprattutto dai giornali, in favore dell’immigrazione nel bacino del Mediterraneo. Anna e altre tre ragazze, insieme a Gabriele Bassi, presidente dell’associazione, e una guida spirituale, hanno percorso al contrario i tre punti cardine del viaggio di ogni migrante: Ventimiglia, Oulx, e Trieste.

La prima città, Ventimiglia, al confine tra la Liguria e la Francia, è la meta di tutte le persone in movimento che tentano di svalicare per arrivare nel paese francese di Mentone, attraversando il cosiddetto “passo della morte”. Questa rotta, il cui nome è significativo, è l’unica ancora percorribile oggi, ed è costantemente battuta da pattuglie di poliziotti e sorveglianti, anche di notte. Donne e uomini, bambini e ragazzi, sono quindi costretti a tentare e ritentare questo passaggio al buio della notte e spesso, accecati dalle luci della città di Mentone o dal timore di essere scoperti, esausti dopo mesi di viaggio, cadono in precipizi sul mare o perdono la vita prima di giungere al confine, segnato da una rete ormai bucata.

A Ventimiglia i nostri viaggiatori hanno prestato servizio aiutando la Caritas nella distribuzione di cibo e vestiti e soprattutto hanno trascorso il tempo con i migranti: il pallone è stato il modo migliore per abbattere ogni barriera linguistica e culturale, tuttavia hanno avuto l’occasione anche di ascoltare le esperienze di ognuno, spesso attraverso foto e video. A questo proposito, Anna ha sottolineato che uno dei maggiori pregiudizi quando si parla di queste persone è giudicare negativamente il fatto che siano in possesso di un cellulare, sebbene il telefono sia la maggiore risorsa che un migrante possa avere in quanto permette la comunicazione con le famiglie, la geolocalizzazione (GPS), il controllo della strada da percorrere. Il primo oggetto che un migrante deve avere è tuttavia un altro: le scarpe; la maggior parte di loro si sposta infatti a piedi, motivo per cui presenta numerose ferite e infezioni, a volte anche a causa della violenta repressione delle forze della polizia bosniaca, croata, ungherese.

La seconda tappa è stata poi la città di Oulx, sempre al confine con la Francia, vicino a Bardonecchia, dove si trova un importante centro di accoglienza per migranti. Più che accoglienza, si tratta di una struttura di transito dove ci si può fermare per uno o due giorni; in questo luogo il gruppo di Mission ha nuovamente aiutato i volontari del luogo, anche se i ragazzi non hanno avuto la possibilità di trascorrere molto tempo con i migranti. Questi ultimi, una volta arrivati nel campo, si rifocillano, riposano per una notte e successivamente tentano la traversata per la Francia con un percorso ancora più difficile del primo, soprattutto d’inverno, dal momento che la città di Oulx si trova in montagna.

Ultima fermata è stata la città di Trieste, dove arrivano per primi tutti i migranti provenienti dalla costa balcanica e dove Anna e gli altri ragazzi si sono affiancati all’associazione Linea d’ombra. Questa nasce per volontà di due coniugi che “hanno iniziato con un gesto estremamente simbolico, ma anche estremamente utile, la cura dei piedi di questi migranti”, piedi distrutti dalle lunghe ore passate a camminare e a volte anche feriti dai morsi dei cani della polizia degli stati balcanici incontrata lungo il percorso. Anche in questo caso, il gruppo di Mission ha offerto un servizio pratico, aiutando l’associazione attraverso il magazzino, organizzando i vari zaini con vestiti e cibo. 

Si conclude così un viaggio che ha portato con sè grande sofferenza, oltre che il macigno della consapevolezza. La consapevolezza di un grande gap, tra noi, occidentali privilegiati che torniamo nelle nostre case sereni ogni sera, e le persone che sono costrette a scappare dalle loro case per guerre o situazioni di violenza. Anna è tornata a casa con la voglia di trasformare la sua esperienza sul campo in una vera e propria azione politica che permetta pari opportunità a tutti e non si è limitata a questo viaggio. Ci ha infatti rivelato che il primo novembre sarebbe ripartita alla volta di un campo profughi in Grecia, a Corinto. 

Noi non possiamo che aspettare il suo ritorno per raccontare anche questa esperienza. 

Come dice lei, essere motore di un cambiamento non è più solo una volontà: dopo questo viaggio, è un’esigenza.

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