Tentativo di recensione a Persone Normali
Data: 27 Maggio 2026
Tag: Recensioni
Di: Michela Bossi

Sally Rooney ha estratto con chirurgica attenzione il mio cuore per poi spalmarlo di tuorlo d’uovo, punzecchiarlo con una forchetta, infornarlo per 25 minuti a 200 °C e una volta dorato l’ha prelevato e riposizionato con cura nella mia gabbia toracica. Da qui la mia sensazione di mancanza di battito. Solo un romanzo come Persone Normali poteva scuotermi tanto da portarmi a improvvisare un atteggiamento da critica letteraria. Forse è più l’istinto di volerne diffondere il verbo ma allo stesso tempo mettere in guardia i futuri lettori da ciò a cui vanno incontro.
Rooney viene descritta come “voce dei millenials” dalla stampa di settore, in quanto appartenente a tale generazione e profonda e perspicace conoscitrice della sua psicologia. A mio avviso la si potrebbe facilmente definire anche voce della GenZ, dato che un solo anno la divide da essa.
Dal suo modo di scrivere assolutamente innovativo è chiaramente ravvisabile la sua carriera accademica illustre e la sua lunga esperienza nell’ambito delle competizioni oratorie. Gli scambi tra i personaggi sono incalzanti, puntuali, incredibilmente profondi e, aspetto più importante a mio avviso, eloquenti al punto giusto. Il racconto è breve, molti contenuti sono taciuti perché anche ciò che viene eliso è inteso senza alcun bisogno di essere esplicitato. Sono indecisa se interpretare tale sensazione come l’intenzionale tentativo di instaurazione di un’intesa speciale con i lettori della medesima generazione o se ciò possa essere chiaro a un individuo di qualsiasi fase della vita in quanto si tratta di sentimenti universali. Un aspetto su cui sono abbastanza convinta è che questa narrazione non riuscirà ad arrivare alle persone delle nuove generazioni come a noi per il semplice fatto che esso si svolge nel
2011, ultimissimo periodo ancora incontaminato dalla pestilenza dei social media e ultima possibilità per le relazioni di essere salubri da questo fenomeno. Temo che in futuro non saremo in grado di figurarci un rapporto senza la sua controparte virtuale, e peggio ancora forse, non riusciremo a concepire una letteratura tale. Le email che vengono scambiate tra Marianne e Connell quando si trovano distanti hanno il sapore delle lettere lunghe e pensate di una volta, tutto il contrario dei nostri messaggi annichilenti.
Ho già introdotto gli argomenti del prossimo paragrafo: i protagonisti Marianne e Connell e l’aspetto psicologico. Entrambi sono indagati in modo eccezionale e il lettore è pazientemente accompagnato attraverso gli anni più difficili e pieni di vita della loro vita (dall’ultimo anno di un liceo di provincia fino al quarto anno del Trinity college) per osservarne l’evoluzione con un forte sentimento di impotenza. I momenti piacevoli sono messi in grande risalto dal loro contorno, fatto di periodi di tranquillità e attimi di precipitoso declino, e perciò resi più pregni di valore. Anche l’espressione più semplice si permea di nuovi colori, di fatto un “che bello” pronunciato da Marianne si connota di significati abissali.
Il vero protagonista del romanzo è il rapporto tra i due personaggi, un legame intimo nel senso più autentico del termine, ambiguo per la maggior parte della sua esistenza, caratterizzato da una strana incomunicabilità e allo stesso tempo un’incomparabile intesa. Spesso ci si trova a domandarsi come atteggiamenti tanto dolci possano essere accostati a momenti di tale freddezza. La scrittrice opera un’approfondita analisi sulle psiche di Marianne e Connell, individuando le cause e le conseguenze del loro malessere. Vengono toccati argomenti difficili con fare assolutamente quotidiano, per dare l’idea di quanto certe situazioni di abuso vengano subite passivamente dalle proprie vittime.
Questo testo, al contrario di molte rappresentazioni delle nuove generazioni (mi viene in mente, ad esempio, la serie televisiva Euphoria) tratta con grande cura, profondità e accuratezza uno degli aspetti più centrali della vita di un adolescente/giovane adulto, ovvero la sessualità. Traspare chiaramente come essa rispecchi parti nascoste e talvolta patologiche della nostra interiorità, di cui ci capita di provare vergogna o anche paura.
Un altro aspetto notevole è che Rooney riesce nell’intento di dare una spiegazione autentica alla pluritrattata “paura del giudizio altrui”. Connell è ossessionato dalla sua reputazione tanto da aggrapparsi con le unghie e con i denti alla sua figura di liceale popolare, per poi sprofondare in un nero abisso una volta giunto alla realizzazione (di carattere quasi pirandelliano) che quel ragazzo non sarebbe più tornato, e la ragione è tutta una questione di classe.
Penso che mi ci vorrà un bel po’ di tempo prima che il mio cuore torni a battere come faceva prima di questa lettura. Ormai è passata una settimana e non ci sono stati grandi miglioramenti. Consiglio di leggere Persone Normali a chi presta troppa attenzione ai fronzoli, a chi è un eterno innamorato, e a chi non è nessuno dei due, perché è un gran bel libro.
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