Welcome in Israel!

Tra il 18 e il 20 Maggio, la Global Sumud Flotilla (iniziativa umanitaria per portare aiuti alla popolazione della striscia di Gaza, soggetta a un tentativo di pulizia etnica da parte delle forze israeliane) è stata fermata, abbordata e sequestrata da un commando della Marina Israeliana. L’attacco è stato condotto a più di 250 miglia dalle coste di Gaza, in acque internazionali e in violazione di qualunque legge marittima nazionale o comune. L’equipaggio delle 52 imbarcazioni, composto da più di 420 attivisti provenienti da 45 paesi e completamente disarmati, è stato forzatamente condotto su alcune navi militari israeliane, dove è stato diviso in gruppi, che sono stati reclusi in stretti containers. In questi containers gli attivisti, inizialmente bendati e incatenati in posizioni scomode, sono stati pestati per ore da personale delle IDF e della polizia israeliana, per poi essere portati scalzi in altri containers (bagnati per diversi centimetri), spogliati, derisi e torturati con metodi più “tecnici” dai militari, senza eccezioni per nessuno. In questa fase si sono inoltre registrate molestie sessuali (per le donne), esecuzioni simulate, furti di denaro e carte di credito e waterboarding, tutti successivamente confermati dalle prove e dalle analisi mediche sugli attivisti. Dopo aver passato la notte chiusi in container, al freddo e a pane e (poca) acqua, gli attivisti (tra cui 29 italiani) sono stati portati in degli hangar nel porto di Ashdod, a cui le navi israeliane erano nel frattempo attraccate, e qui hanno visto sequestrati tutti i propri documenti.
Ma la cosa più scandalosa è successa proprio in quel momento: già presi in giro dai funzionari, i membri della flotilla sono stati raggiunti dal Ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, con un lungo seguito di guardaspalle e cameramen, i cui filmati sono stati messi in onda sulla TV nazionale israeliana. Le immagini sono raccapriccianti: gli attivisti, legati e in ginocchio, vengono insultati e irrisi da Ben-Gvir, che esulta sventolando una bandiera israeliana, esclamando: ”Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni di casa (…) Non preoccupatevi per le loro grida (agli agenti, ndr) (…) Sono arrivati con tanto orgoglio, guardate come sono ridotti ora. Non sono eroi ma sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli e di metterli nelle prigioni dei terroristi per molto tempo (…)”.
Ora, questo fatto impone una reazione durissima e una presa di posizione ancora più dura: è assolutamente inaccettabile che degli attivisti pacifici vengano assaliti e fatti prigionieri da uno stato estero in acque internazionali, sequestrati e torturati per ore nel totale disprezzo del diritto internazionale e dei più basilari diritti umani. Ma quello che più sconvolge è che un ministro del governo israeliano filmi l’operazione e poi se ne vanti davanti a tutto il mondo. E non possiamo certo negare che stesse rappresentando almeno una buona parte del suo governo: infatti, poco dopo la diffusione di queste immagini, il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha pubblicato un post collerico contro il collega, ma non per rimproverargli il gesto disumano, bensì l’averlo fatto in TV e istituzionalizzandolo. Tradotto: “Lo so che facciamo cose del genere quotidianamente, ma tu dovevi proprio essere così cretino da metterci la faccia?!” Oltretutto, dopo aver visto il video, io mi sono posto una domanda: “Ma che differenza c’è tra questi qua, che girano con la bandiera in mezzo a prigionieri incaprettati, e i tanti esponenti di Al-Qaeda, ISIS, Hamas, Boko Haram e tanti altri, che 10 anni fa comparivano in continuazione davanti a ostaggi incappucciati e l’emblema della Jihad alle spalle?” Io non ho ancora trovato una risposta, ne lascio la facoltà ai lettori.
Tuttavia, ritengo essenziale precisare un paio di cose: la prima, è che chi sostiene che Israele non sia portato abitualmente a fare cose del genere perché è una democrazia, sbaglia a prescindere: a livello internazionale, si definisce stato-canaglia una nazione che rappresenta una minaccia alla pace globale, e questo di solito viene associato a dittatori, generali, regimi e sparizioni di oppositori politici. Ma non c’è niente di più sbagliato: tutti i popoli hanno degli interessi nazionali, e uno stato-canaglia è uno stato che mette il suo interesse nazionale sopra la pace e il diritto internazionale; il popolo israeliano evidentemente ha fatto e continua a fare quest’ultima preferenza (non dimentichiamoci tra l’altro che Bibi è al suo posto perché lo hanno votato, e non in pochi). Di conseguenza, il compito del resto del mondo deve essere quello di far capire che le azioni che sta portando avanti sono inaccettabili, e che è giunto il momento di finirla. Ora.
Come, mi chiedete?
Di certo, non assaltando un festival musicale pieno di ragazzi che si divertono.
Di certo, non andando in piazza a urlare: “Palestina libera dal fiume al mare”.
Di certo, non tirando razzi contro palazzine residenziali piene di nonne con bambini. Ma, semplicemente, spingendo i governi a fare il possibile, almeno per non c’entrare niente nelle operazioni di Tel Aviv.
Per esempio, stracciare, e non solo a parole, i contratti milionari con le industrie della difesa israeliane (Spagna).
Per esempio, smettere di pagare di tasca propria le armi fornite alla Marina Israeliana (Germania);
Per esempio, spegnere tutti i sistemi militari in uso a Israele (Stati Uniti);
Per esempio, accettare il fatto che, sebbene caotico, frammentato e radicalizzato, uno stato che si distingue dagli altri esiste e va riconosciuto ufficialmente (i due sopra e altri 36, tra cui la nostra Italia).
So benissimo che tutto ciò è fantapolitica, soprattutto nel breve termine, ma penso anche che, ogni tanto, si debba uscire dalla fredda realpolitik che (per fortuna) regola il mondo, e provare a ristabilire un minimo di principi, che ci indichino in quale direzione andare.
Così, per ricordarci ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Così, per non perdere del tutto la bussola delle nostre vite.
Così, per cercare di rimanere, per quanto possibile, quelli che in fondo siamo: esseri umani.
Ultimi articoli pubblicati:
Condividi questo contenuto
GLI ULTIMI ARTICOLI DI EUREKA:



