Giornata del disarmo

Data: 6 Novembre 2022

Tag: Cultura

Di: Viola Margot Delnevo

[Immagine: Carl Fredrik Reuterswärd, “Pistola annodata”, Malmö]

Ancora prima di realizzare mezzi di difesa, l’essere umano ha imparato a comunicare, spinto dall’esigenza di trasmettere informazioni che ne permettessero la sopravvivenza, perchè come le armi, anche le parole sono usate a scopo di tutelare la specie.

E’ quasi paradossale vedere quanto due elementi così simili, usati spesso per lo stesso scopo, oggi vengano posti su piani così diversi:

le armi hanno continuato ad evolversi, così come il linguaggio, ma sono state considerate nella maggior parte delle situazioni il mezzo più semplice per trovare una soluzione, fino a farci quasi del tutto dimenticare il fatto che non possa esistere una pace fondata sulla giustizia senza un inderogabile (?) dialogo tra i popoli.

Eppure l’evento globale che ha plasmato la Costituzione, un atto che rende possibile la libertà di uno stato tramite le leggi, è stata proprio la guerra, ripudiata dalla Costituzione stessa e definita come il suo opposto, ovvero uno strumento di supremazia politica, di offesa alla libertà dei popoli, di annientamento di tutto ciò che porta al progresso e di inevitabile messa in atto di forze di totale distruzione.

Questa diventa un vero e proprio punto di riferimento in momenti di crisi come questo, l’articolo 10 e 11 in particolare pongono la pace al centro della condizione umana:

ripudiando la guerra, citando l’art.11, la rifiutiamo come mezzo per risolvere qualunque controversia tenendo in considerazione di approvarla solo in caso di difesa mentre nell art.10 dichiariamo di impegnarci ad emanare leggi che non contrastino con le norme generalmente accettate da tutti gli altri popoli, in modo da favorire una comunità internazionale, dato che sul principio di rinuncia alla guerra fondamentalmente, tutti concordano.

Nonostante la costituzione ci imponga di non ricorrere mai alla battaglia e di cercare sempre il proseguimento in altre strade, noi non riusciamo a fare a meno di richiamarla quasi istantaneamente dato che da secoli l’arma è stata classificata come soluzione migliore a qualunque discordanza, malgrado tutto ciò sia inguistificabile questo errore è stato una costante nella storia della nostra società, benchè si pensasse che con il progredire della civiltà lo scontro sarebbe stato abbandonato…

obiettivamente tutto ciò che temevamo si è fatto attualità: procediamo verso un ipotetico baratro apocalittico, spinti da armi mortali che trovandoci fragili confermano la debolezza delle strutture internazionali, il cui principale compito è tutelarci; i mezzi in questione sono le armi nucleari, fattore portante del logoramento dell’armonia tra i popoli. 

Il nucleare è infatti l’estremo di perversione della guerra, nella sua atrocità speravamo che rimanesse confinato ancora a lungo, quando interviene in battaglia si sa che moralmente non vi saranno vincitori ma al momento continua a sollecitare la presenza di un potere dominante, quasi tornando a un’imposizione della legge del più forte.

una vicenda a cui fare riferimento è quella della bomba atomica lanciata su hiroshima dagli statunitensi che ha indubbiamente lasciato segni indelebili sulla nostra storia, e dalla quale possiamo trarre numerosi insegnamenti… ma effettivamente, avendo a disposizione episodi e leggi, come è possibile non essere ancora riusciti a liberare l’uomo dalla fatalità della guerra? Esiste un modo per farlo o questa è una condizione a cui saremo legati per l’eternità?

Per adesso sappiamo che l’uomo ha da sempre portato dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere, non ha le forze per costringersi a non cedere a inviti rovinosi come le armi nucleari, quindi non c’è speranza nel voler sopprimere tali tendenze aggressive, anche se a parer mio, per quanto ciò possa sembrare paradossale, la guerra non sarebbe un mezzo inadatto alla costruzione di una pace eterna, poichè da modo di creare vaste unità con all’interno un forte potere centrale caratterizzato da legami emotivi, sentimenti comunitari su cui fondare una vera forza, rende impossibili ulteriori guerre… tuttavia non ci riesce, perchè anche i più gloriosi successi alla fine non sono duraturi.

Invece una prevenzione della guerra sarebbe possibile se noi uomini fossimo capaci di accordarci per costruire un’autorità centrale capace di garantirci stabilità, fatto attualmente impossibile, a causa della debolezza delle strutture nazionali costantemente confermata dalle scelte prese, come quella di un ipotetico utilizzo del nucleare o dalla sola scelta di uno scontro armato diretto e non del dialogo, e a causa di cittadini che non si sentono rappresentati da coloro che si ritrovano a governare il loro paese.

Abbiamo già riscontrato che abolire l’aggressività umana non può essere possibile, però si può cercare (con i giusti mezzi) di deviarla al punto che non debba trovare sbocchi nella guerra: sto parlando della comunicazione citata inizialmente; tutto ciò che fa sorgere legami di qualunque tipo tra gli uomini può essere usato contro la guerra, concetto di creazione contro la distruzione.

Oggi ci troviamo in guerra, annientiamo senza giustifiche principi creati al solo scopo di proteggerci mentre l’obiettivo sarebbe attivare negoziati che cessino il fuoco, anche se così facendo non riusciamo ad abbandonare il concetto di un uomo nato per distruggersi costantemente. 

C’è chi si impegna davvero per il bene del suo paese, chi non smette mai di combattere, chi non può fare a meno di alimentare l’odio e soprattutto chi si rifiuta di sapere: la gente ama non capire, limitarsi a credere alle prime apparenze, motivo per cui si pensa che cessare il fuoco sia una cosa semplice, convivere insieme a tutti i popoli senza limitarsi a vicenda sia un atteggiamento immediato, e appunto non arrendersi alla guerra cercando risoluzioni in strade che non comportino l’uso delle armi non sia complesso. Finchè non diventeremo consapevoli non ci libereremo mai, perchè è proprio continuando a servirci di questi strumenti che ci allontaniamo da un mondo di pace e armonia che tanto bramiamo; crediamo che siano i popoli dei paesi vicini quelli veramente reclusi, ma la verità è che stiamo tutti, dal primo all’ultimo, subendo le conseguenze di ciò che l’uomo è nato per fare.

Abbiamo bisogno di una rinuncia a valori che alla fine portano solo timore, e unione da parte di tutti, gli unici mezzi per raggiungere davvero la pace.

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