Pezzi di vetro

Data: 28 Ottobre 2022

Tag: Racconti

Di: Raffaella Liguori

A volte mi chiedo se un normale pezzo di vetro si immagini mai di diventare un bellissimo vetro levigato. Tutto nasce da una bottiglia che cade sulle pietre di una qualsiasi spiaggia e si disperde in mille frammenti diversi. La maggior parte di questi sparisce fra le strette fessure sottostanti ma ce n’è uno che decide di avvicinarsi alla battigia. È timoroso e cauto, sono i sassi a doverlo spingere a riva. I suoi spigoli affilati tengono alla larga anche i bambini più distratti; un’onda, però, lo vede da lontano e decide lo stesso di avvicinarsi. All’inizio lo sfiora appena con la sua soffice spuma poi piano, lo trascina gentilmente in mare, fino a prenderlo del tutto sotto la sua protezione. Ogni giorno lo porta con sé, prima lo spinge con forza a riva e poi lo risucchia dolcemente. Questa giostra continua per parecchio tempo, a volte un’onda è gelosa del suo pezzettino e lo tiene con sé per mesi, anni addirittura ma ognuna sa che prima o poi dovrà riportare il proprio pezzetto su quella spiaggia in cui l’ha raccolto, quel posto diventato un ricordo ormai lontano. Quando l’onda capisce che il suo pezzettino è pronto, lo spinge con un ultimo sforzo sulla battigia e questa volta lo lascia lì. Lei però si è affezionata a quel piccolo pezzo di vetro e continua a fermarsi a riva per lui, solo ogni tanto, per bagnarlo e per accarezzarlo fra gli insignificanti sassi. Anche il pezzettino non è più lo stesso, la sua onda l’ha cambiato: è perfettamente levigato, gli spigoli smussati e la sua superficie ruvida ed opaca. Cosa guadagna, allora, il timido pezzettino? La sua trasparenza non c’è più, la sua lucentezza è ormai svanita. Nessuno si aspetterebbe di rivederlo splendere, e invece…non appena viene nuovamente bagnato, ecco che riappare in tutta la sua bellezza, lucido e cristallino. Credo ci sia una sola spiegazione per questo strano fenomeno: ogni pezzettino non si dimentica di quello che la propria onda ha fatto per lui e decide di omaggiarla, riservando solamente a lei la sua splendida lucentezza.
Mi viene da pensare che funzioni un po’ così anche per noi uomini, che anche noi, nella nostra vita, non facciamo che incontrare onde. Ce ne sono alcune gelose, che ci prendono e non ci lasciano più, non riescono a rinunciare a quel loro pezzettino e lo tengono stretto, prigioniero quasi. In questi casi è l’egoismo dell’onda a prevalere sulla volontà del piccolo pezzo di vetro. Per fortuna ce ne sono anche altre, di onde. Parlo di quelle che capiscono quando è giunta l’ora di abbandonare il proprio pezzetto. Anche loro non vorrebbero separarsi, anche loro soffrono la mancanza, ma lo fanno lo stesso, per il bene di quella scheggia a cui si sono tanto affezionate. Questi pezzetti ne escono ugualmente cambiati, alcuni più piccoli, più deformi, ma più unici e speciali. A volte, poi, in pochi casi fortunati, capita che anche il pezzetto non voglia lasciare la propria onda. Così continua ad accompagnarla nel suo movimento perpetuo, non si abbandona mai sulla battigia. Entrambi sembrano cambiare l’uno per l’altra: l’onda rallenta per il pezzetto, a volte lo fa riposare a riva per poi riprenderlo con sé, mentre quello si consuma, modellandosi sotto le dita dell’onda. Ma il loro legame non può essere eterno, il pezzetto piano piano si consuma e abbandona quell’onda che ha amato tanto. Sono queste le onde che spero di trovare nella mia vita, delle onde che mi cambino, che mi rendano unica e che non mi abbandonino mai.
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