L’8 MARZO TRA MIMOSE E LOTTA AL PATRIARCATO

Data: 8 Marzo 2022

Di: Irene Arneodo

Oggi è l’otto marzo, giornata (e non festa) mondiale delle donne. Oggi tuo padre o il tuo fidanzato ti regaleranno un fiore giallo. Quando un uomo ti dà quel fiore giallo, lui pensa che annulli il sessismo che hai sofferto durante tutto l’anno. È così. Grazie, fidanzato. 

Il fiore giallo funziona come il neuralyzer di Men in Black: quando una donna vede una mimosa, la sua memoria viene cancellata. Funziona ogni anno. Funziona sempre. È per questo che le cose non sono ancora cambiate.

Ma dal 2017, grazie a Non Una Di Meno, l’8 marzo è diventato Lotto Marzo, e le donne, anziché stare ad ascoltare gli uomini che ringraziano le moglimadrinonnesorellezie della loro vita lasciandole uscire con le amiche una sera all’anno, scendono in piazza a manifestare.

Dal 2017, l’8 marzo le donne scioperano! E non soltanto dai lavori per cui vengono pagate (circa il 10% in meno dei loro colleghi uomini), ma anche da tutti quei lavori che le donne fanno da secoli senza essere retribuite. 

Ecco alcuni esempi di lavori che le donne fanno gratis. Da sempre:

– portare in giro tutto il giorno dei bambini senza perderli, ucciderli o venderli;

– cucinare senza avvelenare l’uomo per cui sei costretta a cucinare ogni giorno;

– ridere alle battute che non fanno ridere;

– sorridere quando non hai voglia di sorridere;

– truccarsi, depilarsi, controllarsi.

Il problema è che l’otto marzo ha un significato radicalmente diverso, quasi opposto, per chi pratica il femminismo (e con femminismo intendo quel complesso movimento politico e filosofico volto al raggiungimento della parità tra i generi nei rapporti economici, giuridici e sociali, non quel simpatico propagandismo fatto di emoji del pugnetto alzato, maglie Dior con scritto “WE SHOULD ALL BE FEMINISTS” e video di Freeda su donne che “ce l’hanno fatta”) e il resto del mondo.

 Per le prime l’8 marzo è una giornata di lotta, volta sí a celebrare le conquiste passate, ma anche e soprattutto a ricordare le vittime del patriarcato e a concentrarsi sulle battaglie presenti e future e sugli obiettivi ancora da raggiungere.

Per il resto del mondo è pressapoco questo: “Otto marzo! Festa della donna! Evviva le donne! Evviva le madri! Evviva le zie! Mimosa sfiorita comprata all’ultimo da un ambulante! Oggi ti vizio, non devi cucinare, esci pure con le amiche”; da domani: nulla è cambiato.

E se provi a fargli notare i loro comportamenti sessisti di ogni giorno, loro ti assicureranno offesi che non tutti gli uomini sono così, e che anzi, loro lavano i piatti, non hanno mai picchiato nessuna, non licenziano le dipendenti perché incinte… quasi si aspettassero una medaglia per essersi mantenuti entro i limiti dell’umana decenza.

Insomma ragazze, non avete capito: altro che femminismo, qua dobbiamo ringraziare se ci lasciano vivere (e comunque dai, ti ha portato la mimosa…).

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