Qualcuno volò sul nido del cuculo

Data pubblicazione: 10 Novembre 2021

Scritto da: Sofia Manini e Anita Riccardi

QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO

Mercoledì 10 novembre è stato proiettato durante l’incontro di Cinegiando “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, film del 1975 diretto da Milos Forman, che alla cerimonia degli Oscar ha vinto i premi cosiddetti“Big Five”, ovvero i premi come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista e miglior attrice protagonista.

Ispirato all’omonimo romanzo di Ken Kesey, il film affronta temi legati alla follia e al disagio dei matti negli ospedali psichiatrici; il protagonista infatti, McMurphy, figura cruciale ed ambigua del film, verrà mandato proprio in uno di questi istituti e riuscirà a dare una svolta alla monotona ed alienante vita del manicomio, facendo conoscere la libertà e la spensieratezza di vivere alle persone che in quel luogo erano escluse dalla comunità e da ogni forma di vita sociale. Oltre a McMurphy, interpretato da Jack Nicholson, un altro personaggio fondamentale è sicuramente  l’infermiera Mildred Ratched, che esercita un potere quasi opprimente sui “malati”, i quali vengono costantemente sminuiti e controllati cosicché possano inconsapevolmente essere omologati ad un sistema di controllo che prevede il discernimento di questi dal mondo reale, tramite una pressione psicologica che la tirannica infermiera non indugia a praticare. Gli incontri tra questa infermiera e i pazzi sono un esempio di psicologia volta a controllare e non curare e aiutare chi è in difficoltà, questo aspetto si nota bene nella scena in cui Ratched mette ai voti la proposta di guardare la partita di baseball avanzata da McMurphy. L’infermiera ricorre ad ogni scusa possibile per alterare i voti attuando una falsa democrazia, infatti ogni ambito dell’ospedale viene in realtà controllato manipolato esclusivamente dal Ratched.

E presente poi un altro personaggio importante, chiamato da tutti “capo indiano”, che durante il film diventerà il principale appoggio di McMurphy e compirà un rilevante percorso personale, fino ad un culmine inaspettato.

Il film è portatore di una forte critica sia verso sistemi sanitari che in quegli anni esercitavano torture indicibili ai malati, come la lobotomizzazione o l’elettroshock, sia verso la società stessa colpevole di emarginare i “diversi” tanto da farli sentire sbagliati e malati; ne abbiamo un esempio con Dale Harding che, sicuro di non essere adeguato a causa della sua omosessualità repressa, decide internarsi per ricevere delle cure.

In quest’ottica si apre una riflessione che può essere trasportata anche ai giorni nostri: chi è veramente pazzo?

Negli anni ‘70, la pazzia non era una “problematica” legata necessariamente a malattie mentali-psicologiche riconosciute nell’ambito della medicina, ma un’idea condizionata dal giudizio dei canoni sociali. Sempre inerente a questo tema, il film offre un’altra valutazione sugli organismi e le strutture di controllo, citati precedentemente, che tendono ad un processo di omogeneizzazione e omologazione delle persone, fino a stabilirne il ruolo stesso, e si identificano, proprio come sostenne il filosofo Horkheimer, in“fabbriche dell’ordine”.

In contrapposizione a questo sistema c’è nel film una scena significativa in cui tutti i pazienti, guidati da Mcmurphy, escono dal manicomio e fanno un breve viaggio su una barca, nel quale ognuno ha la libertà di autodeterminarsi, pensando a chi vuole essere, senza essere identificati e minimizzati nei loro problemi mentali come accade nell’istituto psichiatrico.

Il finale, oltre ad essere sorprendente, segna la fine di uno dei capolavori della cinematografia degli anni settanta.

Ringraziamo gli organizzatori di Cinegiando per questa bella occasione e vi aspettiamo numerosi al prossimo incontro che si terrà giovedì 25 novembre con la visione del film “Taxi Driver”!

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