Tutti gli occhi su Gaza
Data: 4 Novembre 2025
Tag: Attualità
Di: Emma Sicilia

Nell’assemblea che si è svolta venerdì 17, chiamata “Tutti gli occhi su Gaza”, abbiamo visto importantissimi ospiti parlare nelle diverse aule della nostra scuola. Il tema principale, come anche il nome suggerisce, è stato Gaza, che si trova in una tragica situazione. In emozionanti e intriganti incontri abbiamo ascoltato diversi punti di vista e tematiche messe in comune da un unico tema. Ci siamo organizzati in gruppi autogestiti per parlare, confrontarci e ascoltare ospiti come: i docenti di storia della nostra scuola, che hanno ripercorso il conflitto a partire dal 1948, il Cinegiando, che ha proposto un breve documentario della BBC,i membri dell’osservatorio paritetico “ParTeR”, che hanno parlato di pariteticità e militarizzazione delle scuole, Medici senza frontiere e Sanitari per Gaza, che ci hanno fornito testimonianze importanti della loro esperienza direttamente sul territorio palestinese. Infine, abbiamo conosciuto il giornalista Safwat Kahlout e Mattia Gabella, giovane parmigiano della Freedom Flotilla. E’ proprio lui che ho voluto intervistare perchè, secondo me, la sua esperienza riassume tutta l’Assemblea.
Perché hai deciso di partecipare alla Flotilla?
“Era giusto farlo. Nessun governo avrebbe mai mandato aiuti in Palestina, perciò era giusto che qualcuno si muovesse.
Come ti sentivi mentre eri sulla Freedom Flotilla?”
“Non c’è un unico modo in cui ci sentivamo. C’era sicuramente un sentimento di paura, che non proviamo vergogna ad ammettere, che passava nel momento in cui vedevamo ciò che succedeva in Italia, il supporto di un popolo che ci guardava e ci supportava, quindi il morale cambiava totalmente.”
Cosa distingue questa missione da altre iniziative umanitarie?
“L’elemento fondamentale è che l’obiettivo non era solo di portare aiuti umanitari e medicinali, ma anche di mantenere aperto un blocco, ovvero rompere l’assedio israeliano.”
Cosa pensi dell’impatto mediatico che ha avuto?
“C’è tanta abitudine a vedere cosa succede a Gaza e anche impotenza, poi si è iniziata a vedere questa iniziativa concreta e ad avere più consapevolezza.”
Ritieni che la missione abbia raggiunto, almeno in parte, i suoi scopi?
“In parte sicuramente si, anche se nessuna barca è arrivata in Palestina, ma sono state fermate da Israele, hanno smosso molto le cose in Occidente. Proteste come oggi non venivano fatte da molto tempo, Roma, per esempio, non aveva manifestazioni così grandi dal 2003, con l’Iraq. Quindi sotto questo punto di vista è un obiettivo pienamente raggiunto.”
Qual è il messaggio che si intende lanciare alla comunità internazionale?
“Il messaggio è che se anche i governi non fanno nulla, non si muovono, dietro di loro c’è un popolo che attua azioni concrete.”
Ci tengo a ringraziare pubblicamente gli organizzatori, dell’assemblea, Gabriele in particolare, che, nonostante le pressioni subite, hanno garantito la buona riuscita di questo incontro.
Ringrazio Mattia e la sua disponibilità e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione.
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