Afghanistan: il Paese delle mille guerre

Data pubblicazione: 25 Febbraio 2022

Scritto da: Fatima

Lunedì 31 gennaio, al Liceo Romagnosi di Parma, nel corso dell’Assemblea d’Istituto, due  studentesse universitarie della sezione di “AMNESTY INTERNATIONAL” di Bologna hanno parlato dell’Afghanistan e hanno ripercorso la tormentata storia di questo paese, antico regno raggiunto dalla visionaria spedizione di Alessandro Magno, permeato dal buddismo della vicina India (come attestavano fino a pochi anni fa i Buddha di Bamiyan), poi islamizzato dagli arabi nel VII sec. d.C.
Dopo essere stato, nel corso dell’Ottocento, uno stato cuscinetto tra l’imperialismo della Russia zarista a nord e l’espansionismo britannico a sud, l’Afghanistan era finalmente divenuto un regno indipendente nel 1919. Ma dopo il colpo di stato del 1973, che aveva portato alla nascita della Repubblica, un partito filosovietico prima e poi le truppe sovietiche (1979) prendono il potere, cercando di cancellare la specificità culturale del paese. Sono tempi durissimi per l’Afghanistan: due milioni e mezzo di profughi si rifugiano nel vicino Pakistan, altri fuggono negli Stati Uniti, come la famiglia di Khaled Hosseini, lo scrittore che con bestseller come Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli ha contribuito a far conoscere all’Occidente la travagliata storia più recente del suo paese, dilaniato dalle divisioni tribali tra gruppi etnici spesso in conflitto tra loro come i pashtun, i tagiki e gli hazara e dalla brutale occupazione russa.
Sono gli anni in cui,  tra il 1978 e il 1992, il popolo afghano, sostenuto da Usa e Pakistan,  ingaggia una sanguinosa resistenza grazie alla quale riesce a cacciare le truppe sovietiche; sono gli stessi anni in cui, per tutta una generazione, l’Afghan Girl fotografata da Steve McCurry per il numero di giugno del 1985 del National Geographic diviene il simbolo di un’epoca. Ma la speranza generata dall’immagine della lunga fila di carri armati sovietici che lasciano il paese nel 1992, mentre i soldati russi ricevono fiori dai militari e dai civili afghani, si infrange con lo scoppio di una guerra civile tra le diverse fazioni di mujaheddin che lottano per il controllo del paese. Su tutti si affermano i più fondamentalisti, i talebani, foraggiati ed istruiti militarmente dagli Stati Uniti finché i sovietici erano stati presenti sul suolo afghano; dopo l’11 settembre 2001, aspramente combattuti da una coalizione Nato a guida statunitense ma con attiva partecipazione anche di un contingente militare italiano, a cui era affidato uno dei quattro settori in cui il paese era stato diviso durante i 20 anni di missione militare internazionale, quello di Herat.

Dopo la velocissima avanzata talebana e la nuova caduta di Kabul, consumatesi nel giro di poche settimane dal ritiro delle truppe Nato, iniziato a maggio del 2021, e culminate ad agosto nella precipitosa fuga degli ultimi militari e civili occidentali e di alcuni civili afghani le cui immagini tutti abbiamo seguito sconcertati, Amnesty International denuncia le quotidiane violazioni eabusi dei diritti umani ed il sistematico massacro di membri della minoranza Hazara che avvengono attualmente in Afghanistan e chiede alle Nazioni Unite, agli USA e all’Europa di non venire meno alla responsabilità nei confronti del popolo afghano.

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