Sul Referendum
Data: 31 Marzo 2026
Tag: Attualità
Di: Agata Annoni

Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 si è votato per il referendum sulla giustizia e la maggioranza dei cittadini aventi diritto ha votato “NO”. La riforma della giustizia, detta anche “riforma Nordio”, proposta dal governo, riguardava principalmente la separazione delle carriere dei magistrati per fare in modo che i giudici e i pubblici ministeri non facessero più parte dello stesso organo. Il senso di questa riforma, secondo il governo, era garantire più equità tra accusa (i pm) e la difesa durante un processo. Allo stato attuale, che poi è quello che il popolo italiano ha scelto di mantenere, i giudici e pubblici ministeri svolgono le rispettive funzioni all’interno dello stesso organo, pertanto condividono gli uffici, i tribunali, gli spazi comuni all’interno degli istituti dove hanno sede. Secondo il proponente della riforma, il ministro Nordio, questa condivisione non garantiva la terzietà del giudice. Secondo gli oppositori della riforma, invece, il giudice è sempre terzo per la natura del suo ruolo e le percentuali di assoluzioni lo dimostrerebbero. Inoltre, chi si opponeva alla riforma affermava che le carriere sono già di fatto separate, perché chi sceglie di fare il giudice o pubblico ministero può cambiare una sola volta da pm a giudice o viceversa. Un’altra obiezione era che un pm deve ricercare prove non solo per l’accusa, ma anche, se ve ne fossero, in favore dell’accusato, perché il fine ultimo è la ricerca della verità e quindi della giustizia. Invece, separando le carriere, il pm diventerebbe una sorta di “super poliziotto” con l’unico scopo di trovare prove a carico dell’accusato.
Un altro aspetto che veniva modificato era il sistema di valutazione disciplinare dei magistrati: la riforma prevedeva l’istituzione di un’alta corte disciplinare formata da membri della magistratura sorteggiati e membri nominati dal governo. Per questi e altri punti della riforma era necessario modificare la nostra Costituzione e per questa ragione sono stati chiamati al voto i cittadini.
In televisione e anche a casa della maggior parte degli italiani si è parlato molto di questo referendum. Al di fuori di quello che può essere stato un voto politico sul quale non voglio entrare nel merito, c’erano molti aspetti sui quali si potevano fare tante riflessioni. Dal mio punto di vista credo che la separazione delle carriere sia una strada da perseguire, ma c’erano alcuni aspetti della riforma che avrebbero potuto mettere a repentaglio l’autonomia della magistratura e in uno stato democratico questo è un aspetto vitale. Una delle principali critiche dell’opposizione al governo è stata quella di aver portato al voto una riforma così importante senza la condivisione e senza il contributo di tutti gli schieramenti politici in parlamento. Solitamente, riforme di questa natura e di questa portata necessitano di una visione allargata, perché la nostra Costituzione è stata scritta dai Padri costituenti che appartenevano a tutti i partiti politici di quel tempo, alla fine della seconda guerra mondiale. La nostra Costituzione è nata dopo il regime fascista e chi ha vissuto quel periodo oscuro del nostro paese ha potuto toccare con mano cosa significa vivere senza democrazia: questo gli ha permesso di essere illuminato e lungimirante nello scegliere ogni singola parola dei 139 articoli della Costituzione.
Pertanto credo che la nostra Costituzione vada maneggiata con molta cura e attenzione poiché rappresenta il nostro scudo contro qualsiasi tentativo di prevaricazione a scapito delle nostre libertà. Stiamo vivendo in un periodo storico dove il diritto internazionale e le libertà dei cittadini di alcuni paesi vengono costantemente violati, ma fortunatamente noi viviamo in un paese civile che ha tanti pregi e difetti, ma la nostra Costituzione rappresenta una delle sue migliori virtù. Ritengo che l’attuale scenario internazionale possa aver contribuito nella decisione di molti italiani di preservare la nostra Costituzione da modifiche potenzialmente pericolose, per poterci garantire ancora un futuro libero e democratico.
Spero che tutte le persone, sia le più giovani che quelle più esperte, abbiano fatto una scelta di voto consapevole e informata, non esclusivamente influenzata dal credo politico perché il referendum rappresenta lo strumento di espressione più diretto del popolo e questo enorme diritto deve sempre essere usato con la massima obiettività e serietà.
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