Democrazia interrotta: il Myanmar

Data pubblicazione: 5 Dicembre 2021

Scritto da: Agata Alongi

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Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.

Bertol Brecht

L’Università di Parma ha ospitato mercoledì 17 novembre il convegno ‘La democrazia interrotta: il colpo di stato in Myanmar e la resistenza’. Gli ospiti Moe Zaw Oo, Romano Prodi, Sa Sa, Jean Tod, Kyaw Moe Tun, Albertina Soliani si sono alternati per delineare un quadro complessivo di quello che accade in Myanmar e per parlare del fenomeno della resistenza.

Il colpo di stato ha avuto luogo il primo settembre 2020 in Myanmar (l’ex Birmania), subito dopo i risultati delle libere elezioni che avevano decretato la vittoria schiacciante di Aung Sang Suu Kyi. Questo, assieme al malgoverno della giunta militare che ha affamato la popolazione e provocato una regressione economica, ha scatenato la reazione della popolazione civile. Sono nati gruppi per il contrasto del regime o di difesa personale, molti soldati hanno disertato l’esercito per indebolirlo, altri hanno partecipato a manifestazioni pacifiche, si sono verificati episodi di guerriglia civile … Insomma, persone di tutte le età si sono ribellate facendo sentire la propria voce, dai più anziani che avevano già vissuto il colpo di stato, ai più giovani, che non hanno mai conosciuto la dittatura. E in particolare la presa di posizione dei giovani è coraggiosa e ancora più ammirevole. Altre persone invece si sono rifugiate nelle zone di foresta o sulle montagne.

L’esercito non ha tardato a far sentire la sua risposta, reprimendo le proteste con le armi, arrestando o sparando sui dimostranti, sottraendo alla popolazione le riserve di cibo, aggiungendo ai morti negli scontri anche quelli per fame, la maggior parte dei quali sono ragazzi della nostra età. Ma dopo dieci mesi di proteste i militari non sono ancora riusciti con tutti i mezzi possibili a far cessare questi moti popolari, moti di disobbedienza civile.

Molti paesi hanno cercato di avversare i militari non riconoscendo il nuovo regime o condannandolo, senza però intervenire in modo diretto.

In particolare Albertina Soliani, Presidente dell’Associazione Parlamentare Amici della Birmania, si è soffermata sulla questione più urgente, ovvero come supportare la popolazione in questa battaglia per la democrazia. Gli stati possono ad esempio invertire il flusso di denaro investito, cessando i prestiti all’esercito del regime e sostenendo economicamente tutte quelle associazioni umanitarie che aiutano la popolazione, non acquistare prodotti da quelle aziende che sono controllate dall’esercito e soprattutto far cessare il traffico di armi.

La cosa più importante invece che possiamo fare noi nel nostro piccolo è essere la voce di coloro che stanno protestando, soffrendo e morendo in nome della democrazia, e ricordarci della loro scelta coraggiosa. Quello che da un anno sta accadendo in Myanmar ci mostra quanto sia preziosa ma anche fragile la democrazia, e dovrebbe svegliare in noi un sentimento di gratitudine verso tutte le persone che, durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno lottato anch’esse per i diritti di un intero paese.

Proteste in Myanmar: cosa sta realmente accendo in Birmania

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05/12/2021|Categorie: Eureka|Tag: |

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