La tragedia delle Foibe

Data: 14 Marzo 2022

Di: Letizia Adorni

Il 25 febbraio si è tenuta un’assemblea che ha trattato la spinosa questione storiografica delle foibe, argomento sul quale da diversi anni si aspira ad avere una comprensione adeguata e rigorosa. 

Il dott. Marco Minardi, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma, e il dott. Costantino Di Sante, direttore dell’Istituto Storico di Ascoli Piceno hanno permesso di ripercorrere la tragica vicenda delle foibe partendo proprio dall’attualità: la giornata del ricordo. 

Il parlamento italiano il 16 marzo del 2004 ha stabilito il 10 febbraio come giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati avvenuto tra il 1943 e il 1947. Il 10 febbraio rappresenta anche l’occasione per riflettere e ragionare sulla radice storica, sociale e politica degli eventi che hanno contrassegnato quel periodo.

Il dott. Di Sante ha infatti ricostruito l’accaduto con una presentazione che ha permesso di ricomporre il filo storico necessario per rendere ragione della complessa realtà del cosiddetto “confine orientale”. 

La riunione ha affrontato tutte le questioni necessarie per capire il contesto storico, a partire dall’Ottocento, per finire con la trattazione della situazione europea generale. 

Il fenomeno si colloca nel nord Italia, di preciso nella zona circostante  Trieste, intorno al 1943: dopo il crollo del regime fascista e il movimento di liberazione jugoslava, gli italiani si sono trovati in circostanze tragiche. 

Le foibe erano un vero e proprio sistema di eliminazione: si tratta di cavità naturali di origine carsica, profonde fino a 300 metri, nelle quali poter eliminare i corpi, poiché in territori così rocciosi risultava quasi impossibile calarsi o  scavare per cercare di recuperarli. L’infoibamento fu una pratica applicata contro i cittadini italiani che ebbe inizio ad Istria dopo l’8 settembre 1943 quando i tedeschi occuparono i centri di Trieste, Pola e Fiume e l’Istria interna divenne terra di nessuno. Per questa ragione gli antifascisti sloveni e croati proclamarono l’annessione di quel territorio alla Jugoslavia. 

La seconda ondata di violenze fu nel maggio 1945 dopo la conquista della Venezia Giulia da parte dell’esercito Jugoslavo. 

Durante questa tragedia scomparvero almeno 5000 persone tra cui rappresentanti dello stato, esponenti della borghesia, forze di polizia e molti altri, con l’intento di eliminare tutta l’amministrazione italiana. 

Occorre inoltre ricordare che ai fatti delle foibe sono legate le drammatiche vicende umane e familiari dell’esodo dalle terre giuliano-dalmate.

In particolare sulla questione dell’esodo il dott. Di Sante ci ha fornito utili e approfondite informazioni: un evento storico che si verificò in quanto molti cittadini di nazionalità e lingua italiana, dopo la seconda guerra mondiale, sono stati costretti a emigrare dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia.

Ci troviamo in un’ Italia distrutta, dove  la paura ha preso il sopravvento, e le persone forzate alla fuga abbandonano le loro terre senza però ricevere la giusta accoglienza nei luoghi in cui emigravano ovvero prevalentemente a Trieste o nel Nord-Est italiano. Altri profughi vennero raccolti nel campo profughi allestito a Fossoli – denominato Villaggio San Marco – e altri ancora emigrarono all’estero.

È fondamentale però che noi, uomini e donne del 2022, commemoriamo una delle tante tragedie che ha colpito il nostro Paese. “Noi dobbiamo formare la memoria per ricordare questi eventi storici” ecco una frase rilasciata da Costantino di Sante, spiegandoci il perché sia così importante la conoscenza. 

Studiare ci permette di non cadere nella facile propaganda, il modo giusto per conoscere la storia è inserirla nel suo contesto: la storia non è mai un frammento, bisogna comprendere il periodo. 

Sicuramente, come continua ad affermare il dott. Di Sante, la giornata del ricordo ha permesso di accendere i riflettori su questo tema, ha spinto diverse istituzioni a organizzare eventi, ma lui non si trova d’accordo con la scelta del giorno. 

Il 10 febbraio è una data troppo vicina al 27 gennaio, giornata della memoria per le vittime dell’Olocausto, ma soprattutto, il 10 febbraio 1947 l’Italia firma il trattato di pace, nel quale però noi siamo stati visti come gli aggressori.

In conclusione il dott. Di Sante ha sottolineato che “la storia ci permette di capire quello che siamo stati e quello che siamo noi oggi” quindi rimane importante informarsi con fonti sicure e custodire sempre il ricordo, perché è solo grazie a questo che possiamo ricostruire il nostro calendario civile. 

 

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