Resoconto Assemblea Green Team: Marta Antonelli

Data: 18 Marzo 2022

Di: Benedetta Dodi

Anche se ci sembra di essere circondati da blu mari, l’acqua utilizzabile è poca.

L’argomento è stato trattato dalla professoressa Marta Antonelli, docente e ricercatrice nell’ambito della sostenibilità ambientale e della policy delle risorse idriche.  La scarsità idrica, ha precisato l’esperta, non riguarda solo l’ambito fisico, ma anche economico. Spesso, infatti, non ci sono strutture necessarie per accedere acqua, come nei paesi in via di sviluppo.

Le cause della diminuzione della quantità di acqua utilizzabile sono varie: il deterioramento dell’acqua, gli eventi estremi resi sempre più violenti e frequenti dal cambiamento climatico…

L’impatto delle crisi idriche e ambientali sono nella classifica dei rischi sempre vicini al podio. Nel 2017 ha raggiunto il terzo posto.

L’esperta ha prospettato un futuro molto preciso che prevede si realizzi nell’arco di una trentina di anni: la popolazione sarà sicuramente aumentata esponenzialmente fino a raggiungere i 10 miliardi nel 2050, di conseguenza la richiesta di energia crescerà, come anche le emissioni di gas serra nell’atmosfera, con un rialzo della temperatura di 3 gradi. La popolazione, che avrà in media più di 65 anni, vivrà principalmente in città e il 40% della popolazione mondiale vivrà in una situazione di stress idrico. 

Questa situazione non è sicuramente rassicurante, ma la domanda è: quanto di questo scenario dipende dal cibo?

Se aumenta la popolazione, aumenterà anche la richiesta di cibo e quindi di acqua. Ma l’acqua disponibile sul nostro pianeta non sarà sufficiente. Per questo motivo è necessario un miglioramento dei sistemi della raccolta di acqua piovana e la limitazione dello spreco di cibo e risorse.

La quantità di acqua necessaria per produrre i cibi che abitano la nostra tavola tutti giorni è spaventosa.

A tale proposito, la ricercatrice, ha affrontato il tema dell’impronta idrica  (o water footprint): si tratta di un indicatore che mostra il consumo di acqua dolce da parte della popolazione. Si definisce l’impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un’organizzazione o di un sistema produttivo, il volume complessivo di acqua dolce utilizzata per produrre i beni ed i servizi utilizzati dall’individuo/comunità/organizzazione/industria.

Questo indicatore si divide in si basa su tre fattori:

  • impronta idrica verde: porzione di acqua che viene dalle piogge;
  • impronta idrica blu: acqua che viene prelevata da fonti e utilizzata nell’agricoltura per l’ irrigazione;
  • impronta grigia: acqua necessaria per diluire gli inquinanti utilizzati per soddisfare degli standard di qualità indicati dalla legislazione. 

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, pensiamo a noi italiani.

Ogni italiano quotidianamente utilizza 6000 litri di acqua, dei quali circa il 96% dipende da alimenti e  da ciò che indossiamo. In poche parole…chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti non basta!

Le soluzioni sono parecchie, ma i consigli che Marta ci propone sono sostanzialmente di ridurre gli sprechi e di prestare più attenzione alla nostra dieta. Per quanto invece riguardai provvedimenti che deve prendere lo Stato riguardano il miglioramento dell’ efficienza delle strutture di depurazione per riutilizzare l’acqua (anche piovana).

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