Wake me up when September ends

Data: 20 Ottobre 2022

Di: Eleonora Urbanetto e Elena Camuti Borani

Sappiamo tutti com’è andata. Qualcuno forse se lo aspettava. Dopo una breve campagna elettorale, il centrodestra, con a capo Fratelli d’Italia, ha vinto le ultime elezioni.

Contenti o delusi dai risultati delle votazioni, abbiamo riflettuto sulle criticità di alcuni aspetti di queste e abbiamo intervistato qualche diciottenne che si è approcciato per la prima volta al voto.

Innanzitutto possiamo dire in generale che i neo-votanti Romagnosini si sono informati molto prima di arrivare alle urne. «Quando sono arrivato al seggio elettorale» racconta un ragazzo di 3^C «ero molto emozionato perché alla fine è l’unico modo che ho per esprimere la mia opinione sulla vita politica». Un altro ha proseguito: « C’è quella sensazione di importanza, per la prima volta la mia opinione conta».

Ho riflettuto molto su questa frase, inizialmente anche io mi sono ritrovata nelle sue parole. File e file di persone in coda ad aspettare impazienti di dare un contributo per cambiare in meglio il futuro del proprio paese; una partecipazione così attiva e sentita non l’avevo mai vista. Io personalmente lo considero come un rito sacro, imprescindibile. Un dovere e un diritto.

Proprio mentre stavo per entrare nella stanza dei seggi elettorali, mi sono guardata intorno e osservavo ogni tipo di persona: dai genitori con i bambini piccoli che spiegavano il motivo per cui si trovassero lì e insegnavano che da grandi avrebbero dovuto fare lo stesso, fino ai signori anziani che hanno vissuto buona parte della storia politica italiana dell’ultimo secolo e rivendicano instancabilmente il loro diritto. Un dovere e un diritto.

Eppure l’astensionismo di queste elezioni non è mai stato così alto (67,90%). Allora che cosa causa la sfiducia nelle istituzioni? Per quale motivo la politica viene osservata da lontano e non percepita nel nostro quotidiano?

Non ho la risposta a questo complesso problema, tuttavia voglio farmi portavoce del punto di vista degli studenti che sono presenti qui nella scuola.

Per prima cosa la maggior parte dei giovani non si è sentita rappresentata da nessun partito: per queste elezioni alcuni hanno scelto il programma politico che più ritenevano attuabile e vicino alle esigenze effettive della popolazione senza concentrarsi troppo sull’ideologia da esso sostenuta. «Sono deluso dal panorama politico attuale perché ritengo che i politici di adesso mirino ad accaparrarsi consenso piuttosto che ad elaborare un programma che possa essere attuato. Non sono soddisfatto di quello che ho votato, ho votato il meno peggio».

Le priorità degli intervistati all’interno di un programma politico erano proposte legate alle agevolazioni economiche per i giovani, attenzioni ambientali ed energetiche e ai diritti civili. «Grandi paroloni ma poche proposte effettive. Personalmente pensavo che il punto ambientale fosse all’inizio di ogni programma perché è un tema che riguarda tutti e invece è stato spesso trascurato».

E altri invece si sono concentrati sull’ideologia portata avanti dai vari partiti.  «Ho escluso a priori tutti i partiti con cui non mi allineo dal punto di vista ideologico e non mi sono basato sui programmi ma sulle idee che forse più mi rappresentano».

Poi tutti hanno criticato la propaganda sui social, definita come «imbarazzante» e «una presa in giro nei confronti dei ragazzi.» Prendiamo come esempio la piattaforma TikTok, in cui tutto il mondo adolescenziale si è riunito per distaccarsi dalla precedente generazione e per creare un nuovo linguaggio in costante evoluzione, è  stata assaltata dai politici. Coloro che hanno scelto di fare propaganda sui social sono stati subito etichettati come “meme” su cui ridere e, sicuramente, non sono stati presi sul serio. È vero che la generazione Z si informa anche su TikTok e Instagram ma ha gli strumenti necessari per distinguere una buona informazione da una inaffidabile.

Inoltre si è attestato che la categoria giovanile non è stata, quasi per nulla, presa in considerazione nei programmi elettorali. «Sembra che i giovani saltino fuori solo durante il periodo di campagna elettorale. Sono utilizzati come mezzo per ottenere voti ma per il resto del tempo nessuno se ne occupa più di tanto» commenta un’altra ragazza. Non possiamo biasimarli vista la bassa percentuale di giovani in Italia rispetto a quella degli over 30enni. Questo è “un paese per vecchi”, modificando la citazione dei grandi fratelli Coen, anziani che, purtroppo in alcuni casi, vogliono vivere il loro futuro prossimo senza troppi problemi e che non hanno neanche la voglia di alzare gli occhi per osservare un futuro a lungo termine in cui sono coinvolte in particolare le nuove generazioni. Votano per l’opzione più comoda senza valutare una possibile conseguenza negativa nei giorni a venire.

Questa discrepanza generazionale è uno di quei motivi per cui i giovani elettori sentono lontana la politica e sentono un’impotenza crescente nelle loro azioni.

In quanto giovani dobbiamo renderci conto che la situazione com’è ora va cambiata. Abbiamo il diritto di fare sentire la nostra voce e di trovare rappresentanza in partiti politici a cui dei giovani interessi davvero. Interessarsi al mondo della politica e dell’attualità è fondamentale se vogliamo creare un futuro in cui le prossime generazioni saranno sempre più considerate durante la creazione di piani elettorali, e durante l’intera durata del mandato. Basti pensare anche come non ci sono state agevolazioni di alcun tipo per gli studenti fuori sede, che sono una buonissima parte del popolo votante e che, a causa di un sistema disinteressato, hanno avuto difficoltà a esercitare il diritto di voto visti i costi troppo alti e tempi strettissimi.

Da anni noi giovani siamo esclusi dalla scena politica, che per quanto dica e vagheggi sulla nostra importanza, di concreto fa poco e niente.

Siamo pronti a prendere in mano le redini del cambiamento o ci limiteremo ad essere parte marginale di uno Stato che ha giurato di darci le stesse opportunità di tutti gli altri e di tutelarci?

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